La pseudoscienza è ovunque

Dichiarazioni audaci in gergo scientifico, danno la falsa impressione che siano supportate da ricerche di laboratorio e da fatti concreti. Finché stanno dietro al flacone dello shampoo, non fanno troppo danno.

La diatermia funziona, i carboidrati fanno ingrassare, gli squat vanno eseguiti con precisione millimetrica, il nostro corpo non si depura da solo, ma esclusivamente bevendo la tal tisana.

Entro un certo limite, possiamo accettare che a volte le persone credano a cose con cui non siamo d’accordo. Ma in alcuni casi è imprescindibile fare sentire la voce della scienza. Che è dannatamente difficile.

Perché?

Perché la gente pensa che la scienza abbia la spocchia (è un po’ ce l’ha). Perché quando ti metti in gioco per contrastare una credenza esistente, sei di fronte a un sacco di pregiudizi cognitivi, perché ogni volta che si tratta di denaro, la scienza viene gettata dalla finestra.

Quando si parla di salute la questione diventa ancora più complicata.

Quando una condizione di salute si degrada, e ci sono sempre meno possibilità di trattamento, la tendenza a provare qualsiasi opzione aumenta. La parte confusa di questa equazione è il concetto di speranza umana che, purtroppo, è ciò che mina la scienza ogni volta. Speriamo che qualcosa funzionerà, crediamo che qualcosa funzionerà. Ed è in questo spazio di frainteso senso della speranza che la pseudoscienza fa affari.

E’ difficile spiegare la scienza, la ricerca, nel linguaggio di tutti i giorni, ma se vogliamo sfatare i miti, dobbiamo migliorare la nostra capacità di comunicare, con approcci creativi che incoraggino l’apprendimento auto-diretto o la semplificazione linguistica. L’obiettivo non deve essere quello di cercare di eliminare i malintesi: dobbiamo offrire piuttosto alla gente qualcos’altro in cui credere. Di reale